Senza tregua dopo Torino si riparte alla volta di Galassia Gutenberg

Fiera Napoli

Uno scorcio del nostro stand



e tra i molti visitatori non potevano mancare loro. Ma saranno venuti spontaneamente?



oppure sono stati incastrati dalla nostra inviata speciale Sandra?

ma dalle facce direi che erano ben lieti di visitare la Fiera e il nostro stand





ritocchini quotidiani ai nostri libri...la precisione non è mai troppa

eccoci immersi in comunicati stampa per inviare tempestivamente le news da Napoli.

l'equipe quasi al completo manacava però qualche valoroso componente caduto a Torino




ed eccoci al termine della giornata, stanchi ma uniti ed energici per festeggiare il compleanno della nostra Eliana...



Lavori in corso: inizia l'avventura!









Ogni libro al suo posto. Ultimi ritocchi per l'esposizione al pubblico.




Lo stand inizia a prendere forma sotto l'occhio vigile del supervisor Fulvio.



Ultima cena con Gesù in fondo che segue i discepoli? no l'atteso pasto serale, momento di incontro, in cui si chiacchiera e si condivide la fine di una soddisfacente giornata lavorativa.

Fiera del libro Torino 2009

Torino "mission impossible"?non per i bottegai che ancora una volta partecipano alla Fiera Internazionale del libro con le novità degli editori calabresi e con la presentazione del Premio letterario nazionale "Città di Tropea".


Zoom immagine

Anche quest’anno la Regione Calabria ha offerto ai suoi editori la possibilità di partecipare alla Fiera internazionale del libro che si svolge a Torino. E anche quest’anno la Calabria si è presentata ai tanti visitatori, che nei cinque giorni hanno attraversato il Lingotto, con uno stand ricco di libri e di eventi. Tra i più attesi, la presentazione del Premio letterario nazionale “Città di Tropea”. Sabato 16 maggio alle ore 16:00, infatti, il giornalista e promotore del premio (assieme a Maria Faragò) Pasqualino Pandullo ha moderato l’incontro-dibattito dal titolo “La sindrome di Calimero: la Calabria è davvero piccola e nera?”. Ospiti dell’evento: lo scrittore Carmine Abate, il vicepresidente della Regione Calabria Domenico Cersosimo, lo scrittore Mario Desiati e lo scrittore Matteo Mazzuca.

Pandullo – dopo aver illustrato le modalità attraverso le quali, nelle serate del 3, 4 e 5 luglio, verrà decretato il vincitore dalla terna dei romanzi finalisti (Carmine Abate con Gli anni veloci, Mondadori; Mario Desiati con Il paese delle spose infelici, Mondadori e Paolo Di Stefano con Nel cuore che ti cerca, Rizzoli) – ha spiegato che la “sindrome di Calimero” è un’espressione immediatamente metaforica, venuta fuori da una chiacchierata di qualche tempo fa con Giuliano Vigini (che ha fatto visita allo stand ed è rimasto anche per l’incontro), per descrivere il tipico “lamentismo” dei calabresi.

La Calabria «piccola e nera» esiste davvero o è soltanto un problema di prospettive?

La parola è passata poi allo scrittore Abate che con le sue molte “identità” (da arbëreshe a “germanese”, da italiano a calabrese) è riuscito a vedere le «tante calabrie» nascoste in una sola (da Chianalea a Bagnara, così come dalla costa all’interno).

Desiati, da pugliese trapiantato a Roma ormai da venti anni, è intervenuto spiegando che il vero problema delle regioni del Sud, tra cui la Calabria, sta nell’invecchiamento della popolazione. Citando infatti i dati Svimez ha ricordato che ogni anno 300 mila giovani partono dal Sud per andare al Nord e, nello stesso arco temporale, 60 mila over 65 compiono il viaggio al rovescio. «Si parte per vivere e si torna per morire» è stata la sua triste considerazione, seguita da un incitamento: «non c’è da lamentarsi, c’è da agire».

Per il giovane scrittore milanese Mazzuca, invece, la Calabria è sempre stata la terra delle vacanze estive nel paese natio dei suoi genitori; quindi il “nero” della regione è per lui quello filtrato dai mass media, ma i colori che vedono i ragazzi del Sud, che lui conosce, sono quelli del mare e della terra.

La visione, a suo stesso dire anticonvenzionale, del vicepresidente della Regione Cersosimo è il ribaltamento dell’ormai forse troppo abusata locuzione “fuga dei cervelli”. Partendo dalla premessa che l’Italia (e anche la Calabria) «non produce abbastanza cervelli» e che questi si creano aprendo la mente dei giovani attraverso la conoscenza di altri luoghi e del mondo, quindi con l’uscita dalla propria terra, il problema non è come non fare uscire i giovani, ma l’inverso: creare le condizioni affinché un bolognese e un parigino decidano di vivere in Calabria. Proprio come succede in uno dei romanzi finalisti del premio, Gli anni veloci di Abate, ambientato nella Crotone degli anni Settanta, nel quale il protagonista è un ferrarese che per lavoro va a vivere nella città di Pitagora. Anche il romanzo di Desiati è ambientato al Sud, in una teatrale e tragica Puglia rievocata nello stesso titolo Il paese delle spose infelici (che trae spunto da una leggenda che vuole le spose attraversate da un momento di depressione proprio il giorno delle nozze). Mentre per il terzo romanzo in lizza, Nel cuore che ti cerca, è il suo autore Di Stefano ad evocare il Sud, essendo nato in Sicilia (precisamente ad Avola), ma cresciuto a Lugano in Svizzera.

Per chiudere l’incontro, Pandullo ha chiesto al vicepresidente della Regione di fare un breve spot, le 3 ragioni per venire 3 giorni a Tropea ad assistere al premio. Cersosimo ha risposto in modo senza dubbio incisivo: «perché Tropea è una città di mare tra le più belle al mondo; perché nelle strade di Tropea ci sono moltissimi giovani, quindi si diventa tutti più giovani; infine perché è un premio speciale dove la giuria è composta anche da 409 sindaci dei comuni calabresi, quindi ha questa interessante e curiosa ambizione di fare leggere i sindaci».

E con questo spot “3 X 3” non ci resta che darci appuntamento tutti a Tropea quando, nelle serate del 3, 4 e 5 luglio, verrà scelto il vincitore di un premio che è già diventato un evento mondano irrinunciabile dell’estate calabrese.

Altri importanti premi in Calabria

Nelle giornate torinesi allo stand della regione si è parlato anche di altri due tra i più importanti premi presenti sul territorio calabrese: il Premio “Rhegium Julii” e il Premio “Nosside”.

Il primo, giunto addirittura alla quarantaduesima edizione, definito dagli addetti ai lavori il “Campiello del Sud”, è indetto ogni anno dal circolo culturale “Rhegium Julii” (Premio alla Cultura 1988) e si rivolge nelle sue varie sezioni ad autori, pure stranieri, sia di narrativa (racconti e opere prime) che di poesia (anche in vernacolo). Da quest’anno è stata aggiunta una sezione “…sulle onde del web…” per la poesia inedita. L’infaticabile presidente del circolo, Giuseppe Casile, ha illustrato alcune delle molte iniziative della sua associazione.

Il secondo è il premio internazionale di poesia, che deve il suo nome alla poetessa vissuta a Locri nel III secolo a.C. Arrivato alla venticinquesima edizione, “Nosside” può vantarsi non solo di essere l’unico concorso globale di poesia per opere inedite nel mondo, ma anche di far parte dell’“Unesco world poetry directory”. La strategia culturale del premio è imperniata sul plurilinguismo con l’apertura a tutte le lingue del mondo e, in particolare, a quelle “in via d’estinzione”. Nel 2008 hanno partecipato concorrenti di ogni continente, provenienti da 40 stati per ben 29 lingue. Il presidente e fondatore del premio Pasquale Amato assieme all’editore Franco Arcidiaco hanno spiegato bene quanto sia importante per tutti noi fare sì che anche la lingua con meno parlanti venga documentata, quindi conservata.

Francesca Rinaldi



Nella fotografia: Uno dei finalisti del Premio Tropea, il “mondadoriano” Carmine Abate, con il giovanissimo nuovo autore della stessa Mondadori, Matteo Mazzuca.



Un diario (poco) serio
per raccontare il mondo
de la Bottega editoriale

Con questo blog vogliamo raccontarci ed abbiamo deciso di farlo in modo scherzoso, mostrando il lato più caotico, divertito e leggero di noi.
Talvolta non siamo riusciti benissimo nell’intento, alcuni articoli rispecchiano in maniera semplice e diretta il nostro “mondo” e il nostro modo di lavorare, abbiamo però cercato di ridurre al minimo la seriosità, e per darvi prova di questa buona predisposizione d’animo di seguito vi proponiamo un breve, e ci auguriamo piacevole, “diario fotografico” che commenta due delle tante esperienze che ci hanno visti all’opera.
Talvolta, erroneamente, troverete qualche articolo serio. Perdonateci!
Più avanti troverete, man mano, articoli (semiseri, ovvio…) che raccontano le nostre diverse esperienze.

“lo staff di la Bottega editoriale”



“Galassia Gutenberg” 2008

spazio pubblicitario

il timbro ce l'ho la penna ce l'ho il blocchetto ce l'ho: ok potete aprire i cancelli e fare entrare i lettori

Francesca e Luciana «capperi ci hanno trovate, non si può mai stare tranquille con questi paparazzi»

Luciana, Alessandro e Maria Paola «la gentilezza è la virtù dei forti»

Angela, Francesca e Annalisa «con queste facce un po' così, quest'espressione un po' così che abbiamo noi che abbiamo visto... l'alba»

Alessandro «se la smettete di dire che Reggio è solo 'ndrangheta, io la smetterò di mettermi in posa nelle foto come un boss della mafia»

Margherita “la pensatrice”: «Tra un pensatore e un erudito c'è la stessa differenza che tra un libro e un indice»

Luciana, Maria Paola, Francesca, Alessandro, Margherita, Tiziana, Angela… and The Boss! (non Bruce, ma Fulvio… ognuno ha il boss che si merita)


“animali da notte”: lo si capisce chiaramente dalla presenza della notte!!!!

Fiera internazionale del libro di Torino 2008

omino sulla scala «io l’avevo detto che questa libreria qui non ci stava, perché non hanno voluto prendere quella rettangolare in noce non lo capirò mai»

Lara «se qualcuno mi dice di spostarlo lievemente più a destra gli lancio il martello»


con queste facce abbiamo conquistato il “Lingotto”, e ora al posto della Mole ci stanno i Bronzi di Riace

Luciana «mamma quanti libri! Se esco viva per disintossicarmi mi toccherà guardare i quiz in Tv»

lezione di editing al ristorante: Fulvio cattura l’attenzione degli astanti solo perché le pizze ancora non sono arrivate

momenti di relax

Fulvio «qualcuno mi ripete qual è il sito dove si può giocare a sudoku» (ognuno si rilassa come vuole)

Angela e Paolo Bonesso: “incontri d’autore”


Isabella Bossi Fedrigotti
raccontando ai redattori
il mestiere dello scrivere

di Eliana Grande


L’umanità e la professionalità di una scrittrice
che non si è lasciata trasformare dal successo

Alle 15:00 di lunedì 13 novembre 2008, nella cornice suggestiva di una Tropea surreale, si svolge l’incontro di noi “bottegai” con Isabella Bossi Fedrigotti, giornalista e autrice di romanzi come Amore mio, uccidi Garibaldi e Di buona famiglia, con cui nel 1991 ha vinto il Premio “Campiello”.
L’occasione dell’incontro è data dalla presentazione de Il primo figlio (Rizzoli, pp. 192, € 17,00), ultimo libro della scrittrice trentina che, tra l’altro, è la presidente del “Bagutta”, il più antico premio italiano, oltre che del Premio letterario “Tropea”.
Dopo un viaggio alla Thelma e Louise con la collega e amica Elisabetta Zicchinella, tra stazioni di servizio fantasma e insegne stradali seminascoste dalla rigogliosa vegetazione della costa calabra, arriviamo all’appuntamento con gli altri corsisti, davanti al Duomo normanno: la sua bellezza fredda e silenziosa ci incanta, così che per un po’ smettiamo di chiederci se il carro attrezzi ci stia portando via la macchina (parcheggiare a Tropea non è esattamente un gioco da ragazzi...).
Una pioggia leggera bagna le palme e le vetrine dei negozi nel centro, con i costumi da bagno e le collane di pietra turchese ancora in bella vista; il mare è grigio e bellissimo e noi ci sentiamo tutti un po’ in gita scolastica...

Lezione di scrittura e di umiltà
Dopo esserci accomodati, penna e block notes in mano, sulle poltroncine rosse della sala del Museo diocesano, sede designata per la presentazione del libro e l’incontro con noi di la Bottega editoriale, la vediamo arrivare e prendere posto. Il suo fare modesto e disponibile che ci mette subito a nostro agio, fugando nel giro di pochi minuti i comprensibili imbarazzi e tremolii di voce di noi timidi corsisti.
Sappiamo, infatti, che quello che si sta svolgendo è un vero “incontro d’autore” con una scrittrice affermata e di successo, e non vogliamo lasciarci sfuggire l’occasione di “farle l’interrogatorio”.
Ci ha incoraggiato, in questo senso, lo stesso professor Fulvio Mazza, direttore della scuola, ora seduto accanto alla Bossi Fedrigotti e già impegnato nel suddetto “interrogatorio”, insieme al dottor Pasqualino Pandullo, coordinatore dell’evento e ben noto giornalista e patron del suddetto giovane premio letterario. È lui stesso che ci aiuta a «interpretare», per usare il suo stesso termine, il rumore sinistro che giunge da fuori l’edificio, spiegandoci che si tratta del rapido scivolare di pietruzze medievali all’interno di grossi tubi in plastica, inquietante ma necessaria conseguenza dei lavori di restauro in atto presso il duomo.
Fra pioggia e pietruzze l’incontro si avvia, come dicevamo, con facilità, svolgendosi fin da subito nei termini di una piacevole chiacchierata, tra le pieghe di racconti, ricordi, aneddoti e consigli pratici da appuntare, come in ogni lezione che si rispetti: dalle caratteristiche che ciascun romanzo dovrebbe avere per essere considerato un buon romanzo, all’importanza del ruolo del redattore all’interno di una casa editrice; dalla “sindrome da pagina bianca” – che frena taluni autori –, alla necessità di saper mescolare sapientemente vissuti personali e immagini di fantasia per arrivare al lettore e raccontargli una storia che egli possa sentire sua, che gli appartenga... Queste e altre ancora le considerazioni che si succedono in poco meno di due ore leggere e distese. E di fronte alla classica ma doverosa domanda sul segreto del suo successo, la Bossi Fedrigotti conferma la prima impressione di grande modestia, preferendo parlare di fortuna piuttosto che di talento, sebbene – aggiungiamo noi – incontestabile nel suo caso, e confidandoci i suoi primi passi nel mondo dell’editoria, tra ricette di cucina e consigli di giardinaggio. La fortuna come chiave indispensabile del successo: vi sono talenti che la incontrano prima, altri dopo, altri che non la incontrano affatto. Questa la sua riflessione, a conferma del fatto che chi è veramente valido non ha bisogno di dimostrare né di ostentare nulla, e che sobrietà e semplicità pagano sempre.

Storie di donne
Un incontro con la scrittrice, dunque, ma anche con la donna Isabella Bossi Fedrigotti. Un incontro tra gli esponenti del gentil sesso (non se ne abbiano a male i colleghi uomini presenti, che comunque erano in minoranza) per parlare di un libro sulle donne, e di un’attività, come quella della scrittura narrativa, che, per alcuni aspetti, è femminile, forse perché – come dice l’autrice – il romanzo è “materia di sogno”. Ancora oggi le donne, sebbene colte, emancipate, indipendenti, vogliono continuare a sognare. Magari non fantastichiamo più su principi azzurri e scarpette di cristallo (c’è da chiedersi, peraltro, se queste siano state anche in passato le massime aspirazioni femminili, nonostante spesso lo si voglia far credere), ma continuiamo a muoverci nella penombra dell’animo umano come a casa nostra, in quel mondo intimo che abbiamo imparato a conoscere bene quando la possibilità di conquistare il mondo esterno, territorio maschile per antonomasia, ci era ancora preclusa. E visto che su principe e scarpetta ci abbiamo messo una pietra sopra, accontentandoci dei comuni mortali e di un paio di mocassini a tacco basso (scelta saggia in entrambi i casi), preferiamo ora sognare ad occhi aperti sulla possibilità che, in futuro, aumenti la rappresentanza maschile nel mondo dei redattori di casa editrice. Speriamo questo non tanto per la gioia dei nostri occhi (o forse anche per quella...), quanto perché ciò vorrebbe dire che al ruolo dell’editor non sarebbe più affiancata l’etichetta di “faticaccia malpagata”, ambito nel quale il gentil sesso straccia la concorrenza, visto che, come è ormai noto, è costretto a fare il doppio del lavoro due volte meglio per guadagnare la metà.

Una nobile fatica
Ora, “faticaccia malpagata” sì, ma anche nobile.
In un paese come il nostro, in cui il numero degli scrittori, più o meno incompresi, è sempre in crescita contrariamente a quello dei lettori, e in un tempo come il nostro, in cui pubblicare è diventato molto più semplice, il passaggio del futuro libro per le mani di un redattore che sappia fare il suo lavoro è fondamentale per la felice riuscita del libro stesso. I numerosi errori di editing, a volte eclatanti, presenti nei testi pubblicati e messi in commercio anche da case editrici importanti a livello nazionale, sono un segnale d’allarme fin troppo chiaro. Senza contare che, come fa notare la Bossi Fedrigotti, la presenza di un editor capace e propositivo può aiutare anche gli scrittori già affermati, stimolandoli e dando loro un riscontro obiettivo dell’efficacia del lavoro svolto.
Così, con la piacevole sensazione di essere utili all’umanità, noi futuri redattori ringraziamo la Bossi Fedrigotti e, col cuore leggero e la voglia di continuare a scambiarci impressioni e opinioni, lasciamo il Palazzo vescovile.
Ormai è buio, le luci dei lampioni e delle insegne sono accese e i negozi aperti. Piove un po’ più forte, mentre ciascuno si avvia alla sua macchina con una segreta speranza: che non sia passato il carro attrezzi!

Eliana Grande

Estratto da (http://www.bottegascriptamanent.it/, anno II, n. 16, dicembre 2008)


i corsisti della "Scuola per redattori di casa editrice" imparano i segreti dello scrivere da Isabella Bossi Fedrigotti

articolo delirante, chiudete il blog e andate a giocare on line

A bordo stagisti...
nei “mari editoriali”

di Tiziana Selvaggi

Consigli semiseri per viaggiare
sulla strana nave de la Bottega

Stai attento, futuro stagista! Questo ti scrivo per monito. La nave che ha nome la Bottega editoriale, sulla quale vorresti salpare, è una strana nave. Non si è mai fermata in porto, il suo è un perenne navigare, ha vele sempre spiegate che per mistero la muovono anche durante la bonaccia, è fatta di legni duri e non possiede un’ancora. Ha assaltato tante navi quanti sono i denti in bocca al leviatano. Nel golfo di Napoli, con ferocia, ha abbordato e depredato il vascello nominato Galassia, dell’ammiraglio Johann Gutenberg, rubando l’immenso tesoro custodito nelle stive: si trattava di trecento casse di libri purissimi.
Sul mare si narra una strana leggenda legata all’ammiraglio Gutenberg, si dice che abbia inventato un modo per scrivere sui libri senza usare la penna; i vecchi marinai però non credono a questa storia e la raccontano soltanto nelle notti senza luna, dopo aver scolato almeno tre bottiglie del pessimo rum dell’isola di san Cristoforo.
Se deciderai di intraprendere questo lungo e tortuoso viaggio, se davvero vorrai fregiarti del titolo di stagista, ci sono alcune cose che devi sapere: è a tuo rischio che ti allontani dalla terraferma, e dopo potresti non tornare più indietro.
Io so cosa ti spinge a volere andar per mare giovane stagista, non hai niente che ti trattenga a terra, vuoi vedere la parte del mondo coperta dalle acque e, come tutti gli uomini di mare, sai che questo è il solo modo per scacciare la tristezza e tenere sotto controllo la circolazione.
Avrò pietà di te e ti racconterò della maledetta ciurma che porta quel vascello attraverso gli oceani.
Sono esseri che gli inferi hanno risputato, scampati più volte alla forca. Sono marinai capaci di navigare per mille anni dentro un guscio di noce, sopra gli oceani, attraverso le tempeste, nel centro del maelström.
Quando si lanciano all’assalto di una nave, urlanti e armati fino ai denti, diventano più mostruosi di Scilla e Cariddi, persino i demoni ne hanno timore.

Arriva il capitano, lo stagista lo affronta
E ancora non ti ho detto del suo condottiero, il capitano Fulvio Mazza; ha occhi torvi che sono sempre a caccia, alla ricerca di una nave da abbordare, di un mostro marino con cui intraprendere un’epica lotta o di un mozzo/stagista che possa, attraverso i suoi insegnamenti, divenire un eccellente marinaio o... perire nell’impresa!
É un uomo così crudele che al confronto il capitano Achab è solo un povero disturbato mentale e capitan Uncino un maestro d’asilo con problemi di isteria.
TEMILO!
Perché come tutti i capitani, consapevoli che la loro vita è legata a un’entità volubile come il mare, non tollera l’errore. Prova a spedire una sola email senza oggetto e penzolerai dal pennone più alto. Sono una moltitudine quelli che ha condannato a ballare l’ultima giga col demonio per non avergli spedito prima, in bozza, una qualsiasi email, come per esempio gli auguri di Natale per la nonna che era andata a Portorico.
(Percorso consigliato di ogni email che viene spedita: prima tappa in bozza per il capitano Fulvio Mazza, e solo e soltanto dopo un suo ok, alla nonnina intraprendente). Ad un mozzo/stagista che aveva scritto pò invece di po’ ha fatto fare il giro della chiglia per ben ottocentoventisette volte.
Però è il miglior marinaio che abbia lasciato una scia per mare, conosce la rotta anche senza la bussola e non teme le insidie degli oceani.
Ha incontrato per ben diciassette volte il grande leviatano bianco, e ora, stranamente, la cambusa della sua nave è piena di una riserva di tonno sott’olio, che non somiglia affatto al tonno e sembra non debba mai finire. Ha rubato al kraken tutte le sue ventose e le ha poste sotto i palazzi di Reggio Calabria spacciandole per un nuovo sistema antisismico, ricevendo in pagamento dalla città, per questo servizio, tesori indescrivibili e due grandi statue di bronzo raffiguranti guerrieri nudi, che ora fanno da polena al suo vascello.
Non si può sapere se tale sistema funzioni, perché il capitano è un eccellente marinaio ma come ingegnere è “atroce”, soltanto che non si è trovato uno con tanto coraggio da mettere in dubbio le sue parole.

Ascolta!
Devi sapere cosa ti attende, prima di stabilire se quello che vuoi è navigare su questa nave, saranno mesi duri, ti faranno dare l’assalto alle fiere librarie armato di uno stuzzicadenti, ti daranno ben tre minuti per leggere/correggere un testo di oltre settecento pagine, dovrai imparare in tre secondi il funzionamento di una casa editrice, tu che hai pianto leggendo le istruzioni sulla scatola del purè liofilizzato. Ma quando avrai finito, sarai un marinaio/correttore/redattore ecc... feroce, duro, intraprendente; potresti navigare con il Titanic attraverso i mari artici, e riportarlo a casa questa volta, potresti correggere un testo, anche pesantemente, senza farti picchiare dall’autore, ma una volta tornato a terra, allora sentirai che quello non è più il tuo posto e vorrai, e dovrai ripartire avrai bisogno di libri, di email, di fiere del libro, sentirai la mancanza persino dell’occhio torvo del capitano.
Chi ti scrive è ormai perduta, ma per te c’è ancora una possibilità. Fuggi! Oppure se decidi di salire a bordo portati il costume da bagno.

Ps dell’autrice
Caro stagista, o meglio, caro futuro stagista, mi era stato chiesto dal direttore de la Bottega editoriale, il prof. Fulvio Mazza, di scrivere un articoletto semiserio per metterti in guardia sul modus operandi di questa piccola e vivace agenzia, così che tu possa scegliere serenamente e con cognizione di causa se metterti nei guai, decidendo appunto di intraprendere uno stage con essa. Purtroppo mi sono fatta prendere la mano, e mentre tu starai leggendo queste righe io starò penzolando dal pennone più alto... Scusa, è successo ancora, ricomincio.
Se decidi di far parte di questa strana combriccola, sarai letteralmente buttato in prima linea: fiere del libro, eventi di vario genere, correzioni, stesura di recensioni; arriverà un momento in cui ti chiederai: ma sono davvero così folli da fidarsi di me? Tranquillo, lo psichiatra dice che sono normali (!!!???). Quanto al direttore, vorrei rasserenarti, è vero che alcune cose vanno fatte esclusivamente a modo suo (e non sempre si riesce a comprendere il perché), però non ha mai ucciso nessuno (oppure è un mago nell’occultare i cadaveri!!!).
All’inizio potresti sentirti smarrito, lanciato in mezzo al gorgo delle cose da fare, ma poi capirai che per imparare a nuotare l’unico modo è bagnarsi; allora comincerai a divertirti e penserai «Ah! Se tutti i lavori fossero così». Perdonami, devo chiudere perché è evidente che è ricominciato il delirio, però qualora tu scegliessi di entrare a far parte della ciurma, voglio solo dirti un’ultima cosa. «BENVENUTO A BORDO, PENDAGLIO DA FORCA!»

Pps dell’autrice
I termini marinari e pirateschi all’interno della prima parte di questo articolo, che solo la presunzione dell’autrice definisce tale, non sono in alcun modo spiegati. Le ragioni sono:
1- tu sarai, eventualmente, stagista per la Bottega editoriale, un’agenzia per i servizi all’editoria, e non su una nave pirata (indipendentemente da ciò che dice l’autrice).
2- Herman Melville, Robert Louis Stevenson, Daniel Defoe, Emilio Salgari ecc... spiegano meglio. 3- È stato scientificamente provato che senza sapere cos’è «una giga col demonio» si può vivere a lungo e serenamente.
4- Dio benedica Bill Gates, l’invenzione del web e wikipedia , dove potrai soddisfare ogni tua curiosità.
5- L’autrice è carogna.
6- L’autrice è pigra.
7- L’autrice l’ha fatto per non spaventarti.

Tiziana Selvaggi
Estratto da (direfarescrivere, anno IV, n. 34, ottobre 2008)


ed ecco la ciurma delle stagiste: Angela Allevato, Rosina Madotta, Agata Garofalo, Teresa Gentile.
non lasciatevi ingannare: conservano le sciabole nelle borsette!